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La fotometria è quella parte dell'ottica che studia la misura della quantità di energia luminosa emessa da una sorgente o ricevuta da una superficie e percepita da un occhio normale.
Il nostro occhio possiede, per natura, diverse limitazioni tra le quali ci interessa sottolineare l'incapacità a giudicare tra due sorgenti di luce che emettono raggi di uguale colore quale di esse è più intensa oppure se hanno la stessa intensità. Lo stesso discorso vale se due superfici uguali sono illuminate da raggi di luce di uguale colore il nostro occhio è capace di giudicare se esse sono illuminate in modo uguale, o diverso; ma, anche in quest'ultimo caso, non riesce a valutare di quanto l'una sia più illuminata dell'altra.
Queste considerazioni ci portano a considerare la necessità di un approfondimento della tematica mediante questa parte della fisica ottica chiamata appunto Fotometria che letteralmente significa "misura della luce" (Photos =luce e metria =misura). Tralasciando lunghi e noiosi problemi legati ai concetti di "flusso luminoso", "radiazione", "flusso raggiante" etc,etc... è interessante, anche storicamente, parlare delle "Unità di misura delle intensità luminose":
Risulta oggettivamente difficile procedere alla misura in assoluto della quantità di energia emessa da una sorgente luminosa ed allora ci si limita a quella relativa, ponendo a confronto la sorgente in esame con un'altra che viene assunta come unità di riferimento. Verso la metà del 1800, a seconda delle nazioni, vennero stabilite diverse unità che per curiosità storica andremo a vedere.

In Francia molto usata fu la "Candela Carcel" (tra il 1750 ed il 1812) che corrisponde alla luce emanata, in direzione orizzontale, da una lampada (ad olio s'intende) di determinate dimensioni che consumava 42 grammi di olio di colza all'ora e avente una fiamma alta 35 millimetri e larga 14 mm.
In Inghilterra venne usata la "Candela Inglese" che produceva una fiamma alta tra i 43 ed i 45 mm e consumava 7,7 di grasso di balena (o di capodoglio) all'ora.
In Germania si usava la "Candela Tedesca" che bruciava paraffina od anche la "candela Hefner-Alteneck" (tra il 1845 ed il 1904) che usava acetato di amile. Altra unità anche molto usata è la "candela Vernion-Harcourt" che funzionava a vapori di metano.
Tutte queste lampade presentano sensibili fluttuazioni luminose molto avvertibili visivamente che dipendono dalle condizioni atmosferiche e dall'ambiente nel quale bruciano. Al Congresso degli elettricisti del 1883 a Parigi il francse Jules Violle propose di usare come unità di misura "la luce emessa in direzione perpendicolare, dalla superficie di 1 cm2 di platino alla temperatura di fusione che è 1769° ". Questa si chiamò unità "Violle" e rispetto ad essa furono calcolate tutte le altre ma essa risultava troppo grande ed in sua vece venne usata la candela decimale (siamo nel 1909) che corrisponde alla ventesima parte dell'unità Violle e quindi un decimo della Carcel.

Sempre nel 1909 si convenne di identificare la candela decimale con la candela internazionale (sigla: I.C.P.) realizzata mediante gruppi di lampade elettriche a filamento di carbone dalle caratteristiche ben determinate. È stata questa l'unità più comunemente adoperata fino ai 1948.
Dal 1948 il termine "candela" è, per convenzione internazionale, attribuito alla candela nuova equivalente a circa 0,98 della candela internazionale.

Dire che una lampadina elettrica è di 100 candele equivale a dire 100 candele decimali cioè 5 unita violle.. Nella vita quotidiana siamo soliti dire che una lampada di 100 candele è una lamapada da 100 Watt. Attenzione perchè anche questo modo di dire è esatto e non in contraddizione con quanto abbiamo detto ma si tratta di fare un pò di chiarezza. Quando parliamo di misura dell'illuminazione e misura della potenza di una sorgente luminosa stiamo parlando di due cose totalmente diverse. La fotometria si interessa della misura dell'intensità lumionosa ed usa le unità di cui abbiamo parlato sopra mentre quando intendiamo parlare del potenza erogata in termini elettrici di una lampada allora dobbiamo usare unità di misura prettamente dell'elettricità e quindi parliamo di Watt e dei suoi multipli e sottomutipli Kilowatt, ettowatt etc.
Tornando allo scopo di queste pagine che è sempre quello di approfondire il mondo della fotografia, possiamo allora affermare che molto importante è nella buona riuscita di una foto l'esatta combinazione di tempo e diaframma per produrre una immagine corretta sotto tutti i punti di vista e questo sia nella fotografia tradizionale che in quella digitale.
Serve, pertanto, calcolare bene l'illuminazione della scena ed a questo provvedono apparecchi adatti allo scopo e chiamati FOTOMETRI che possono essere esterni alla macchina fotografia ed usati manualmente portandoli vicino alla sorgente oppure, come nel 95% dei casi, interni all'apparecchio che possono essere totalmente automatici o danno la possibilità all'operatore di intervenire. In sostanza la domanda è: ma cos'è un Fotometro ?
Senza scendere in particolari tecnici,inutili in questa trattazione, possiamo affermare che un fotometro è uno strumento che serve a misurare l'intensità delle sorgenti luminose.

Un 'ultima annotazione : la fotometria è molto usata in astronomia ed essa rappresenta una tecnica per la misurazione dell'intensità della radiazione elettromagnetica di un corpo celeste.
Si parla anche di spettrofotometria quando oltre che la misura dell'intensità del flusso della radiazione si passa alla misura della distribuzione spettrale della radiazione.
Tempo fa si faceva uso principalmente di fotometri fotoelettrici (ancora però in uso), oggi questi ultimi sono stati rimpiazzati dalle camere CCD, che potremmo assimilare all'elemento sensibile che c'è nelle fotocamere digitali o nelle videocamere; il funzionamento avviene convogliando la luce di un telescopio ottico previo passaggio in appositi filtri ottici ed infine inviata sull'elemento CCD.

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